Mi chiedi: Chissà dove sei...

Scrivo quì perchè ho imparato che se hai una domanda, la risposta devi andarla a cercare.
Mi saluti dicendo: Chissà dove sei...
Sono affacciato alla porta del balcone, dietro ad un vetro umido del mio respiro. Avvolto dai pensieri di prima e di dopo. In comagnia di tutti i miei demoni. In compagnia di tutte le emozioni che si posso provare contemporaneamente. Gonfio di lacrime che non verso più da quasi dieci anni.
Lacrime che tengo strette a me perchè mi appartengono e non voglio versare per il mondo. Non mi va di pensare che le mie lacrime possano finire avvolte da un tovagliolo in un qualsiasi bidone dell'immondizia.
Respiro e il vetro si appanna. E dall'altro lato vedo sfocato sempre di più. Più mi affanno a cercare di capire cosa c'è dall'altra parte del vetro e più questi si appanna. E più vedo sfocato.
E' un poco come quando si invecchia. Non vedi più la vita che ti si para davanti ma cominci a guardare indietro a quello che è stato. E capisci tutto quello che non avevi capito fino ad ora. Tutto comincia a farsi chiaro. E il vetro davanti perde di interesse.
Sono dietro la porta della camera di mia sorella. Aspetto che esca fuori e mi abbracci. Aspetto che risalga su dal baratro nel quale è finita. Vedo le sue mani e non ho forza per aiutarla a risalire. Leggera e lenta, scivola nel buio della sua prima crisi schizofrenica. Lontana anni luce da quello che era prima. Chiusa in un ospedale per un mese in attesa delle ore quindici.
"E' ora di visite!!"
Scendo lentamente con lei nel profondo di quel buco chiamato Malattia mentale. E che si è portato nel suo profondo in resto di tutta la nostra vita.
Ha ceduto alla rassegnazione mio padre. E forse l'ho aiutato.
Poi è toccato a mio fratello. E forse l'ho aiutato.
Mia mamma lotta con me. Ma adesso è a caccia di streghe. Vuole, DEVE, trovare il colpevole di tutto questo.
E io non ci riesco, non trovo la forza per regalarle tutte le parole che mai ho detto. Tutta mia! E' colpa mia.
Sentirsi soli proprio quando la solitudine è l'ultima cosa di cui avresti bisogno.
Vedere quei pochi amici scappare perchè vicino ad una famiglia disperata nessuno ci vuole stare.
Rivaluti tutto in una situazione del genere. Ridai peso alle parole scambiate con gli altri. Provi a collocarle in questo contesto e nessuna di quelle parole si incastra. Tutto il detto e il fatto perdono valore quando hai bisogno di parlare con qualcuno. Dove siete finiti tutti?
Perchè una ragazza di ventisei anni d'un tratto impazzisce?
Perchè?
Chi è il colpevole?
E quanta speranza ci rimane?
E la vita si svuota in un attimo. Tutto perde peso, consistenza. Tutto finisce col non avere più importanza. E la paura di fare le scelte sbagliate mi accompagna ogni giorno.
Lascerò il lavoro per stare vicino a mia sorella. Vicino ai miei. Come non lo sono stato mai.
E' colpa mia. Se solo avessi visto più in là del mio naso.
Mi chiedi dove sono.
Seduto, al buio, a pensare. Sai com'è... la solita vita....

























































